martedì 28 febbraio 2017

L’esercito degli uomini coraggiosi





Non ci riuscirete. Non ci assoggetterete tutti a un unico pensiero, mi spiace. Siamo liberi. Siamo liberi di ricostruire la nostra storia e di dare un senso a quello che viviamo, alle nostre pulsioni omosessuali, secondo le nostre convinzioni e la nostra visione. Ci sono ideologie, schieramenti, leggi in parlamento, articoli di giornali, gli studi scientifici o pseudo-scientifici, i talk-show. Barbara d’Urso e Vladimir Luxuria. Ognuno brama di dire la sua. Di affermare la sua verità. Di portare acqua al suo mulino. Poi ci siamo noi. La falla del sistema. Di queste lotte ideologiche ce ne importa veramente poco. Noi non possiamo che amare chi si trova nella nostra condizione. Non possiamo che volere il loro bene. Perché sono cose che ci toccano in prima persona. No non sono chiacchere da bar. “Io non ho niente contro i gay, gli voglio un bene dell’anima, ne conosco addirittura due.”


E’ la nostra vita questa. Ci siamo noi. Uomini coraggiosi. Pieni di speranza, in cerca della verità, della felicità. Uomini feriti, che riscoprono la loro dignità ogni giorno. Che hanno scelto la via meno facile. Che vogliono capire, andare a fondo. “Cosa vuol dire amare, davvero?”

Uomini che faticano ogni giorno per essere sé stessi, per non farsi schiacciare da quel padre, da quella madre, da quegli amici che, involontariamente, hanno rubato loro la virilità, la loro identità di uomini.
Uomini che ogni mattina si alzano e con una determinazione fuori dal comune gridano: “Basta con i compromessi, con l’invidia, con l’incapacità di essere separato dagli altri, basta con il sesso come anestetico alla mie ferite. Ho delle mancanze, chiaro, ma io voglio essere un uomo vero, onesto, buono e forte. Voglio imparare a relazionarmi in maniera intima.”

E, a volte, la ferita brucia e più procediamo con fermezza e disciplina in questa direzione, più esce fuori tutto: il dolore, la rabbia. Un’infanzia rubata. Quella volta che volevamo giocare e siamo stati mortificati. Quando non mi sceglievano mai nelle squadre per lo sport. Quell’abbraccio che non ho mai ricevuto. La vergogna. E fa male.  Poi ci sono le nostre colpe che pesano, quell’amico, quella figura che voleva sostenerci che abbiamo rifiutato, persi nelle nostre fantasie, nel nostro vittimismo.  E soffriamo, davvero. E più soffriamo, più siamo veri, più siamo veri e più siamo felici. Esatto felici nella tristezza. Mi pare qualcuno ci aveva parlato di questo mistero, no? E più sentiamo il dolore, meno abbiamo bisogno dell’omosessualità. Perché noi abbiamo rifiutato questo subdolo meccanismo di difesa che ci incastra e ci ingabbia in un’identità che non è la nostra.

Poi, a volte, si cade. E torniamo a desiderare quell’abbraccio, ad elemosinare affetto, conferme. “Stringimi forte, così sarò al sicuro, la vita è cosi dura e mi sento così piccolo.” Ed eccovi li, pronti, moralisti, sciacalli delle difficoltà degli altri, a gridare: “Ecco lo sapevo, non hai cambiato proprio un bel niente, gay represso.” Allora oggi ve lo dico: sciacquatevi la bocca quando parlate di noi, perché non avete idea della nostra battaglia. Noi conosciamo la verità e continueremo a cercarla. Si sono arrogante ora, mi scuserete. Siamo un esercito. In termini di numeri? No, non lo so, qualcuno dice di si. Siamo un esercito in termini di determinazione e onestà. E io li ho visti quegli occhi feriti e li ho visti togliersi la polvere di dosso, alzarsi in piedi e dire: “Ora basta con questa commedia, da oggi voglio essere felice davvero.”

E allora questo scritto è per voi: non arrendetevi, la vostra speranza, il vostro coraggio, sono faro per questa generazione, per questa cultura, che non ci vuole liberi ma schiavi delle nostre pulsioni. Non solo omosessuali.  Non ci avranno. E se oggi sei caduto, o ieri, non buttare via tutto, io lo so che stai camminando, io lo so che tu sai chi vuoi essere, continua a camminare.
E liberi, sorridenti, uomini fino in fondo perché capaci di guardare in faccia la Verità, un giorno ci stringeremo in un lungo abbraccio che ci ridarà quella complicità, quel senso di appartenenza che ci è stato rubato.

Buon cammino verso la felicità
Joseph Marlin