sabato 18 febbraio 2017

Cerco un centro di gravità permanente



C’è che alcuni giorni sono lucido, consapevole, aperto, concentrato, in grado di relazionarmi con gli altri, di comprenderli, di essere disponibile con loro. C’è che altri giorni è un macello. La mente si appanna e non mi ricordo. Non mi ricordo, giuro, perdo tipo il senso della mia identità personale. La mia storia. Chi sono, quello che ho fatto, dove vado, dove voglio andare. E la giornata si trascina. Lavoro, sì. Sorrido, sì. Stringo mani. E parlo, anche. Ma non ci sono. Non sento. Né me, né gli altri. C’è che questi giorni sono sempre meno, c’è che un tempo dovevo essere sempre al top. Alti e bassi, li chiamano. C’è che ormai che conosco quei giorni e cerco di starci uguale, non cerco scariche che mi dicano: “Ci sei Joseph, sei vivo.” C’è che quei giorni ho cominciato a scrivere, tipo dei mantra, chi sono, il mio nome, da dove vengo, quello che desidero. E un po’ ritorno. Mi chiedo se agli altri capita. Ma si penso di sì, in parte, credo. E’ come se quello che ho vissuto, la mia difficoltà nell’accedere alla mia identità maschile, abbia un influsso sul mio senso di identità generale. O è il contrario? Comunque non penso di averne l’esclusiva. Di avere il monopolio della sofferenza umana. Penso che a molti capiti. Penso che le ferite che possiamo ricevere e portarci dietro possono essere tante. E’ come perdere le coordinate, è un po’ più forte di quello che capita a chi vive una giornata storta. Ma oggi ci sono, sono qui, esisto, anche in quei momenti, in qualche modo. Ed è straordinario. Posso telefonare a qualcuno e dire: “Sto giù.” E per me è una novità assoluta. Un tempo la fase della lucidità non la conoscevo. Non avendola praticamente mai vissuta consapevolmente, credevo che la vita fosse lì, in quel nulla, in cui mi serviva una scarica per essere vivo.
Equilibri instabili. Precari. Cerco un centro di gravità permanente, si dice così, no?

“Ma sei felice?” - mi chiedono. Eh sì vabbè si fatica, si sbaglia, ci si ingarbuglia, ma il senso di connessione con me, con gli altri, con la vita, la sensazione di essere in relazione veramente con gli altri, non vorrei mai darla indietro.
Poi sento il dolore, sento il mio corpo, sento quando sto per arrabbiarmi, quando provo paura, quando mi vergogno. Ed è straordinario. Non avevo idea di sta roba qua.

Chi c’è passato sa di cosa parlo. Io non ho le parole giuste per dirlo. Si rinasce, non so spiegarlo diversamente. E’ la possibilità di essere che mi è stata donata. E’ la possibilità di stare. Sentire. E’ la possibilità di amare, in definitiva.

Oggi ho scelto di amare, di amarmi, di rispettare e rispettarmi. E domani? Mesà che pure domani tocca sceglie, che non si può scegliere una volta per tutte.

Allora, forse, ho trovato il mio centro di gravità permanente, intendo: è l’amore. E l’amore non è mai abbastanza, almeno per me. Troppo imperfetto, troppo pieno di noi, ipocrita, impastato di dinamiche interne, esterne, troppo poco. Ma che bello ogni giorno posso fare un passo più. Dire: “Oggi mi impegno ad amare sul serio.”

E tu, amico mio, dove sei? Stai camminando? Non crediamo per forza a quello che ci dicono, che tanto non vale la pena, che tanto le cose che contano sono altre. E’ qui il centro, ne sono sicuro.

Andiamo? Vieni con me? Guardalo è là. E’ l’amore. Ci aspetta. Non è il momento di dire: “Ho paura”, “Non ci credo”, “Zia Peppina m’ha ferito, non sono capace.”  A l’amore non interessa in alcun modo se hai attrazioni omosessuali o no, se sei atletico, prestante, se sei uno coraggioso, alto, basso, simpatico, arrogante. Se sei all’altezza, oppure no. Puoi sceglierlo, comunque, in qualunque situazione. Io vado. Sono certo che alla fine mi seguirai anche tu. Un giorno, poi, forse, scoprirai che lui, l'amore, ti aveva scelto per primo. Sarà un gran bel giorno, amico mio.

Buon cammino verso la felicità
Joseph Marlin