mercoledì 23 marzo 2016

Forse fa male eppure mi va di stare collegato - La scelta dell'amore





Di colpo lo feci. Scelsi di scegliere ogni giorno. Scelsi l'intenzione quotidiana di abbandonare i miei pregiudizi. La mia idea di giustizia. La mia idea di persona, in qualche modo. Scelsi di abbandonare l'idea di amico, di padre, di madre, di fratello, di fidanzata, di moglie, di figlio. L'abbandonai non con rassegnazione. Scelsi di abbandonare il risentimento, il "loro dovrebbero". Scelsi di scegliere. Scelsi che al di là di tutto e tutti io avevo bisogno di stare in contatto con le persone. Questo non potevo più negarlo. Scelsi quindi l'intenzione che sarei stato io a cercare il contatto d'amore di cui avevo bisogno. Con tutti. Scelsi, di volta, in volta, di cercare io la connessione di cui percepivo un bisogno disperato ma che non arrivava mai. Quanta fatica, quanto impegno! Quanta gioia, autenticità, ricchezza, scoperte e libertà!
No, non ci riuscivo sempre, anzi. Spesso tornavo a fare i capricci. "Loro dovrebbero amarmi di più", "Dovrebbero stare più attenti." "Dovrebbero notarmi." "Perchè mio padre non mi parla mai cosi, con mio fratello lo fa sempre!" "Perchè Tizio non mi saluta mai come voglio io?" "Dovrei essere più bello e più interessante." "Non gioco più, questo gioco mi fa schifo, si perde solo".
Il bambino spesso piangeva e puntava i piedi. L'ho odiato. Poi ho capito che, forse, come provavo a fare con tutti, anche lui aveva bisogno d'amore, di sintonizzarsi con me. "Se non tornerete come bambini..."- diceva qualcuno. Ed è straordinario che questo viaggio di crescita passi proprio per conoscere ed amare quel bambino. Nell'ascoltare tutte le sue ragioni per quell'inspiegabile, immatura e ostinata sfiducia.
 Ho cominciato a parlare con quel bambino, ci stiamo conoscendo, in qualche modo. Quanta sensibilità, quanta tenerezza e delicatezza sotto quella scorza da duro, arrogante e cinico. Ti voglio bene, piccolo mio! Già, ti voglio bene anche se a volte fai dei capricci chiassosissimi e sei inconsolabile. A volte mi sembri così d'intralcio a quell'idea di maturità a cui aspiro.
Stasera, invece, voglio, ringraziarti. Grazie, piccolo Joseph, perchè senza di te non saprei cos'è la meraviglia. Non conoscerei l'importanza di un abbraccio. Di un ti voglio bene sussurrato. La tenerezza di un bacio. La gioia di un piatto di pasta.
 A volte l'ho abbracciato, consolato. A volte abbiamo pianto insieme di fronte al dolore e all'imperfezione della vita.
Le lacrime finivano poi, l'adulto si alzava:"Abbiamo pianto abbastanza per oggi, piccolo." Un bacio, una carezza e poi: "Bene, chi c'è da amare ora?"
E il viaggio ripartiva. Forse fa male, eppure mi va di stare collegato. Nell'amore, per l'amore. Nella felicità, per la felicità.
                                                                                                                     

                                                                                                               Joseph Marlin