mercoledì 30 marzo 2016

Preghiera di un giovane ragazzo omosessuale



Ricevo e condivido:

"Signore Padre Buono,
 a Te che piacque di mandare il Tuo unico figlio, Gesù, a morire come il peggiore degli uomini su una croce per me.

Ti prego di farmi sentire accettato e voluto bene dalle persone che ho vicino, che realmente mi vogliono bene, ma soprattutto di farmi sentire infinitamente amato da Te. 
Aiutami a non cercare l'intimità sbagliata con i maschi.
Allontana da me il vittimismo, la curiosità morbosa nell'altro, la ricerca di commiserazione e i pensieri impuri sulle persone. 
Non farmi scappare, non farmi alienare ma donami di STARE. Donami la certezza che, sia dove sarei tentato ad andare, sia le cose che sarei tentato di fare, non portano altro che al dolore. 
Ti prego di donarmi anche la consapevolezza che questa è l'unica e insostituibile strada che Tu, Padre che piange nel veder soffrire i proprio figli, hai pensato affinché io possa essere felice.

<La mia sorte è caduta su luoghi deliziosi, la mia eredità è magnifica>

Guarisci queste ferite che continuano a tormentarmi e spezza queste catene con cui il demonio mi tiene ingannato da sempre. 
Educami, affinché io possa diventare un Uomo. 
Tienimi sempre vicino a Te e non permettere, te ne prego, che mi allontani mai da Te. 
Aiutami ad avere più intimità con Te affinché possa riscoprire l'amore di un padre, poiché il demonio me lo ha strappato via dalla memoria.
Ti mostro infine qual è il desiderio del mio cuore anche se Tu già lo conosci:
Donami una ragazza di cui possa seriamente innamorarmi, un fidanzamento e un matrimonio.

Amen."

martedì 29 marzo 2016

L'intenzione che conta




Perché lo fai? Perché scrivi? Perché hai messo su sto blog? Perché hai scritto quella lettera? Ti sei fatto anche un profilo facebook, adesso! Domande. Alcune mi sono state poste, altre me le pongo io continuamente. Ma non potevi lasciar andare via tutto e via? Il passato è passato-dice qualcuno. Non avevi raggiunto quello che volevi? Perché rituffarti in tutto questo? Perché lo fai, Joseph? Hai forse bisogno di conferme, applausi, hai bisogno di sentirti importante? Hai anche tu il tuo quarto d’ora di celebrità, ora.

Mi fermo. Le risposte potrebbero essere tutto e il contrario di tutto. Perché lo fai? Perché lo fai, DAVVERO? Torno all’intenzione. Da quella non si scappa. Può non essere pura, per carità. Ma lei c’è, è reale. Devo aggrapparmi a quella.

Torno, allora, a quella notte di non molto tempo fa. Notte in cui dissi: “Si sono pronto, facciamo il punto della situazione.” Che volevo?  Perché la penna ha cominciato a scorrere e con impietosa disinvoltura mi ha riportato a luoghi e situazioni che credevo di aver dimenticato? Perché poteva essere d’aiuto a qualcuno. E’ questa la risposta, è questa l’intenzione. La possibilità di andare incontro a qualcuno. Semplice, quasi banale.

Penso allora a tutte le persone che già ho avuto modo di incontrare in questo breve ma intenso tratto di percorso. Penso a tutti gli scambi che ho avuto da quando ho reso pubblica la storia.

Penso a chi mi ha parlato della gioia. Chi mi ha detto: “Grazie Joseph, hai riacceso in me speranze perdute.” “Mi sono rivisto nella tua storia, compreso nel lieto fine.” “Sono stato scelto per favore il padrino di cresima di un ragazzo, pensavo di essere inadeguato, con un maschio poi, invece no, lui mi ha scelto, mi trovo bene in questo ruolo di responsabilità” Vi abbraccio tutti amici miei, non abbiate paura di continuare a diventare gli uomini che siete! Chi mi ha confessato: “Devo dire che un po’ ti invidio.” Chi mi ha aperto il cuore e mi ha parlato delle sue sofferenze. “Non sono stato invitato a una partita di calcetto con tutti i miei migliori amici. Sto malissimo.” “Non mi sento minimamente capito dai miei genitori.” “Mi riconosco in tantissime cose che dici e che hai vissuto, io so che cosa intendi quando scrivi: Io volevo essere come loro.” Già la sofferenza. Il dolore all’interno della famiglia. L’essere rifiutato dai coetanei. Quel senso di non appartenenza. Quel crollo quasi fisico che ti fa arrivare a dubitare di esistere. Quel desiderio doloroso che si trasforma in pulsione sessuale. Questa è la nostra storia. La storia di molti di noi. Di tutti?  No, non lo so. Non mi interessa. Parlo di quello che conosco. Ci si può credere o no a me non interessa dire che l’omosessualità è una malattie o cose simili. Mi interessa accogliere la sofferenza, per chi la percepisce. Mi chiedo che risposta dà a queste sofferenze una larga fetta della psicologia e della società di oggi. A dodici anni lo psicologo della scuola di cui vi ho già parlato mi diede i numeri dell’Arcigay e mi disse: “Qui puoi trovare persone come te, con cui stare bene.” E’ questa la risposta? E’ questa la risposta che accoglieva e leniva i pesi che mi portavo dentro già a quell’età, mentre la maggioranza dei miei amici giocava con i Pokemon? No scusate ma non ci sto. E’ questo quello che mi ha spinto: dare un posto in più in cui persone che vengono strumentalizzate da ogni parte potessero sentirsi accolte nelle loro sofferenze.

Ce ne sarebbero molto altre da raccontare ma finisco con il raccontarvi alcuni scambi più personale suscitati da questa nuova esperienza del blog. Quegli amici che già sapevano che con fierezza mi hanno spinto a proseguire coraggiosamente su questa strada. Un amico in particolare con cui, per diverse ragioni, non ero mai riuscito ad aprirmi, che guardandomi fisso negli occhi mi ha detto “Hai sofferto parecchio, vero?” E io secco: “Si.” Senza piagnistei, vittimizzazioni o banalizzazioni.  Il silenzio. I nostri sguardi che volevano dirsi reciprocamente: “Io so che tu sai quello che hai passato.” Lo sguardo con il mio terapeuta dopo aver letto la lettera. Uno sguardo in cui ci sono passati davanti anni di battaglie vissute assieme.
E poi lei.  La sua commozione. Il leggere la mia storia (tranquilli la conosceva!) là cosi tutta insieme, quasi spietata. I suoi occhi. La dolcezza fatta persona. Sono qui per te, volevo dirgli. Le sue parole: “Sono fiera dell’uomo che sei.” Parole che vibrano dentro, che vorrei incidermi nell’anima se si potesse. Parole che ogni giorno mi permettono di rimanere ancorato alla mia dignità riscoperta.


Allora si è per questo che lo faccio, che scrivo: per donarmi agli altri. Ho ricevuto tanto, lasciatemi restituire qualcosa! No non sono S. Francesco. Anche io spesso sto a guardare se sale il numero delle visualizzazioni. Spesso uso questa storia per sentirmi importante o per alienarmi. È donarsi questo? No, questa è l’umanità. Su quella ci si lavora. È l’intenzione che conta, rimango saldo in quella. È un percorso, ormai avete imparato, no? Bè allora con enorme gratitudine per ognuno di voi, si va. Che dicano quello che vogliono gli altri, io so perché lo faccio. E tu, non vieni con noi?

mercoledì 23 marzo 2016

Forse fa male eppure mi va di stare collegato - La scelta dell'amore





Di colpo lo feci. Scelsi di scegliere ogni giorno. Scelsi l'intenzione quotidiana di abbandonare i miei pregiudizi. La mia idea di giustizia. La mia idea di persona, in qualche modo. Scelsi di abbandonare l'idea di amico, di padre, di madre, di fratello, di fidanzata, di moglie, di figlio. L'abbandonai non con rassegnazione. Scelsi di abbandonare il risentimento, il "loro dovrebbero". Scelsi di scegliere. Scelsi che al di là di tutto e tutti io avevo bisogno di stare in contatto con le persone. Questo non potevo più negarlo. Scelsi quindi l'intenzione che sarei stato io a cercare il contatto d'amore di cui avevo bisogno. Con tutti. Scelsi, di volta, in volta, di cercare io la connessione di cui percepivo un bisogno disperato ma che non arrivava mai. Quanta fatica, quanto impegno! Quanta gioia, autenticità, ricchezza, scoperte e libertà!
No, non ci riuscivo sempre, anzi. Spesso tornavo a fare i capricci. "Loro dovrebbero amarmi di più", "Dovrebbero stare più attenti." "Dovrebbero notarmi." "Perchè mio padre non mi parla mai cosi, con mio fratello lo fa sempre!" "Perchè Tizio non mi saluta mai come voglio io?" "Dovrei essere più bello e più interessante." "Non gioco più, questo gioco mi fa schifo, si perde solo".
Il bambino spesso piangeva e puntava i piedi. L'ho odiato. Poi ho capito che, forse, come provavo a fare con tutti, anche lui aveva bisogno d'amore, di sintonizzarsi con me. "Se non tornerete come bambini..."- diceva qualcuno. Ed è straordinario che questo viaggio di crescita passi proprio per conoscere ed amare quel bambino. Nell'ascoltare tutte le sue ragioni per quell'inspiegabile, immatura e ostinata sfiducia.
 Ho cominciato a parlare con quel bambino, ci stiamo conoscendo, in qualche modo. Quanta sensibilità, quanta tenerezza e delicatezza sotto quella scorza da duro, arrogante e cinico. Ti voglio bene, piccolo mio! Già, ti voglio bene anche se a volte fai dei capricci chiassosissimi e sei inconsolabile. A volte mi sembri così d'intralcio a quell'idea di maturità a cui aspiro.
Stasera, invece, voglio, ringraziarti. Grazie, piccolo Joseph, perchè senza di te non saprei cos'è la meraviglia. Non conoscerei l'importanza di un abbraccio. Di un ti voglio bene sussurrato. La tenerezza di un bacio. La gioia di un piatto di pasta.
 A volte l'ho abbracciato, consolato. A volte abbiamo pianto insieme di fronte al dolore e all'imperfezione della vita.
Le lacrime finivano poi, l'adulto si alzava:"Abbiamo pianto abbastanza per oggi, piccolo." Un bacio, una carezza e poi: "Bene, chi c'è da amare ora?"
E il viaggio ripartiva. Forse fa male, eppure mi va di stare collegato. Nell'amore, per l'amore. Nella felicità, per la felicità.
                                                                                                                     

                                                                                                               Joseph Marlin

mercoledì 9 marzo 2016

La verità, vi prego, sull'amore di W. H. Auden.

Una poesia. Una poesia che cerca la verità e con ironia si pone delle domande impegnative. Domande che in qualche modo hanno accompagnato e accompagnano il mio percorso di vita. Non diteci più stronzate, vi prego. Non ingannateci più. Non mischiateci più le carte. Qui c'è una generazione che è assetata di verità, di felicità. Di amore. Ve lo chiediamo sul serio. Ne abbiamo bisogno. Eccola per voi:    :


 Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un'assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c'è da bere?
Per l'odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E' pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E' tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull'amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l'ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po' di pace?
La verità, vi prego, sull'amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c'era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l'aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa il dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull'altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E' un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull'amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Metterà in subbuglio la mia vita tutta insieme?
La verità, vi prego, sull'amore.